Stefano Panzieri – Intervista al Forum ICT Security 2018
Stefano Panzieri, Università Roma Tre: nell’industria e nelle infrastrutture critiche i perimetri non esistono più, l’IoT porta dispositivi poco protetti e gli honey pot lavorano nei sistemi di controllo.
Stefano Panzieri
Professor of Automatic Control at Department of Engineering of the University of Roma Tre
Negli ultimi anni il mondo industriale, come quello delle infrastrutture critiche, si è notevolmente modificato. La vecchia sala controllo oggi non esiste più, ci sono device che possono essere utilizzati sul campo che presentano aspetti informativi e operativi che gli addetti alla manutenzione o al controllo del processo utilizzano per poter operare correttamente sull’impianto. I perimetri non esistono più e di conseguenza è cambiato anche l’approccio alla sicurezza. Dove l’IoT introduce dispositivi più piccoli e quindi più “indifesi” è necessario fare un passo in più perché la maggior parte di questi non fa uso di criptazione, non fa uso di certificati ed è quindi in balia di qualsiasi attaccante.
Esistono da sempre dispositivi honey pot che fingono di essere qualcos’altro e consentono l’individuazione di un attacco, ma oggi se ne possono trovare alcuni che lavorano direttamente all’interno dei sistemi di controllo industriale, facendo credere all’attaccante di essere un controllore a logica programmabile, un PLC, oppure di essere un intero sistema SCADA. Bisogna far lavorare insieme ingegneri informatici, dell’automazione, delle telecomunicazioni e di processo, ovvero gli esperti della parte fisica in grado di dire se i comandi che vengono inviati ai dispositivi sono buoni o meno.
Domande:
- Nell’odierna tavola rotonda si è parlato di IoT industriale e della sue interazioni con la sicurezza “fisica”, potenzialmente devastanti in caso di attacco. Dove individuerebbe le principali vulnerabilità?
- In questo scenario, quale ruolo giocano i dispositivi di campo ad hoc per la cyber security industriale?
