Forum ICT Security 2026 – Due giornate sul futuro della sicurezza digitale e del rischio cyber
La 24ª edizione del Forum ICT Security, che si terrà il 18 e 19 novembre 2026 a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica, mette a fuoco un passaggio ormai irreversibile: nel 2026 il rischio cyber smette di essere una questione tecnica e diventa una prova di governo.
Forum ICT Security 2026: cosa finisce, cosa rimane, cosa nasce nella gestione del rischio cyber
Gli eventi del 2025 e del 2026 raccontano un passaggio ormai irreversibile: il rischio cyber ha lasciato la funzione IT ed è diventato una questione di resilienza di sistema. Attraversa la continuità operativa, la supply chain, le infrastrutture critiche, la responsabilità del vertice e la capacità stessa di un’organizzazione di decidere sotto pressione. Da questo spostamento di baricentro nasce il Forum ICT Security 2026: due giornate, un’unica platea che riunisce chi guida sicurezza, rischio, tecnologia e governance nelle organizzazioni che reggono i servizi essenziali del Paese, accanto a istituzioni, imprese, accademia e industria. Al centro non una rassegna di tendenze, ma una domanda sola: cosa deve poter dimostrare oggi un’organizzazione quando prende una decisione di sicurezza?
Il 2026 chiude alcune certezze. La conformità che bastava dichiarare. Il perimetro che si presumeva difendibile. L’identità che resta attiva molto dopo aver smesso di servire. La sicurezza misurata in soli termini tecnici. La terza parte trattata come clausola contrattuale e non come rischio di primo livello. Dietro tutte queste cade un’unica idea, e ne resta in piedi una sola: la cybersecurity non si dichiara, si dimostra.
Cambia così il peso delle misure, non il loro elenco. Autenticazione forte, endpoint detection and response, architetture zero-trust, threat intelligence, detection engineering e simulazione dell’avversario non valgono più come presìdi isolati, ma come prove che l’organizzazione ha capito la minaccia e ha costruito capacità verificabili. Lo stesso accade alla responsabilità: NIS2, DORA, CRA, AI Act e GDPR la spostano su ruoli definiti, decisioni tracciabili ed evidenze che reggono oltre i confini aziendali, fin dentro fornitori, cloud provider, software integrato e componenti di terzi.
È il punto in cui la supply chain smette di essere un allegato amministrativo e diventa superficie di rischio sostanziale. Difenderla vuol dire inventariare e firmare le dipendenze, portare la Software Composition Analysis nelle pipeline, curare l’igiene di credenziali, token e flussi OAuth, vincolare i fornitori a evidenze verificabili. Vuol dire, soprattutto, smettere di proteggere il proprio recinto per proteggere le relazioni che lo attraversano. Qui la fiducia non è più un dato reputazionale ma una proprietà da progettare e mantenere: nell’identità di chi accede, nell’integrità del codice che si integra, nella provenienza dei dati, nella tenuta dei servizi.
E l’identità diventa il vero piano di controllo. Utenti, account di servizio, identità non umane, credenziali tecniche, wallet europei e privilegi accumulati negli anni disegnano il perimetro reale: dove non si distingue chi agisce, con quale autorizzazione e per conto di chi, non si governa nulla e non si dimostra niente.
Su tutto questo l’intelligenza artificiale apre un fronte inedito. Agenti autonomi, deepfake, voci sintetiche, pipeline di retrieval e Model Context Protocol cambiano il modo in cui una decisione digitale viene generata, eseguita e controllata. Per chi guida un’organizzazione la domanda non è più se si stia usando l’AI, ma sotto quali privilegi operi, quali dati consulti, quali azioni possa compiere e quali fornitori si porti dietro.
Poi il rischio torna fisico. Cavi sottomarini, porti, satelliti, trasporti, comunicazioni radio e linee di produzione ricordano che la sicurezza digitale è anche continuità dei servizi, safety e sovranità tecnologica, con un impatto territoriale e industriale prima ancora che informatico. Cambia statuto pure il prodotto connesso: hardware, firmware, librerie, patch e SBOM entrano in una responsabilità distribuita lungo l’intero ciclo di vita, dove la security by design è ormai una condizione per restare sul mercato.
Da qui prende forma una nuova economia del rischio. Negli ambienti cloud dinamici, sotto attacchi automatizzati e rumore prodotto dalle macchine, il SOC non può più limitarsi a osservare: diventa una funzione che produce prova tecnica, tra threat hunting, red teaming e analisi delle anomalie. Accanto al rischio tecnico cresce quello cognitivo, dove i deepfake finanziari, il social engineering industrializzato e le operazioni d’influenza non colpiscono i sistemi ma la fiducia con cui un’organizzazione approva, comunica e reagisce. E il rischio diventa costo: il ripristino non è più l’ultima difesa ma il primo obiettivo dell’attaccante, le polizze si fanno selettive, la crittografia post-quantistica smette di essere una scadenza lontana e diventa inventario, priorità e budget.
Il filo che lega le due giornate resta uno. Nel 2026 la sicurezza digitale non si esaurisce nella protezione dei sistemi: è capacità di governo, continuità, responsabilità e competitività.
l Forum ICT Security 2026 è organizzato da ICT Security Magazine. Per informazioni sulle sponsorizzazioni è possibile contattare marketing@ictsecuritymagazine.com

