Cyber insurance PMI

Cyber insurance PMI: cosa sapere prima di sottoscrivere

La cyber insurance PMI rappresenta oggi uno degli strumenti più dibattuti nel panorama della sicurezza aziendale italiana. Mentre i grandi gruppi industriali hanno da tempo integrato le polizze contro i rischi informatici nelle proprie strategie di gestione del rischio, le piccole e medie imprese si trovano spesso a navigare in acque sconosciute, attratte dalla promessa di protezione ma disorientate da clausole complesse e coperture non sempre trasparenti.

Il punto cruciale è proprio questo: un’assicurazione cyber non è una bacchetta magica. Non trasforma un’azienda vulnerabile in una fortezza digitale, né cancella le conseguenze di anni di mancati investimenti in sicurezza. Funziona, invece, come l’ultimo anello di una catena che deve essere già solida – fatta di backup verificati, personale formato, procedure consolidate e una cultura della prevenzione radicata a ogni livello organizzativo.

In questo approfondimento analizziamo cosa offre realmente il mercato assicurativo alle PMI italiane e quali insidie si nascondono nelle esclusioni contrattuali.

Che cos’è la cyber insurance

Negli ultimi anni il panorama delle minacce informatiche è radicalmente cambiato. Gli attacchi cyber non sono più un fenomeno circoscritto alle grandi organizzazioni o agli enti pubblici: anche le piccole e medie imprese (PMI) sono diventate bersagli privilegiati. Il motivo è semplice: infrastrutture spesso datate, limitate risorse per la sicurezza e una scarsa consapevolezza interna. In questo contesto si inserisce la cyber insurance, uno strumento sempre più diffuso e discusso, che promette di mitigare i danni economici derivanti da un incidente informatico.

Le polizze di cyber insurance – o assicurazioni contro i rischi informatici – sono prodotti assicurativi concepiti per proteggere le aziende dalle conseguenze finanziarie di un attacco informatico, una violazione dei dati o un malfunzionamento dei sistemi IT.
In sintesi, coprono costi legali, spese di ripristino, consulenze specialistiche, interruzione dell’attività e, in alcuni casi, persino i riscatti richiesti da cybercriminali in caso di ransomware.

In altre parole, si tratta di un’assicurazione per “disastri digitali”: ciò che una polizza tradizionale coprirebbe per gli incendi o le alluvioni, questa lo fa per i danni informatici. Il premio varia in base al settore di appartenenza, al fatturato, al livello di digitalizzazione dell’impresa e alla quantità di dati sensibili trattati.

È obbligatoria per le PMI?

Ad oggi non esiste alcun obbligo di legge che imponga alle imprese di stipulare una polizza di cyber insurance. Tuttavia, questo tipo di assicurazione è fortemente raccomandata, specie per le aziende che gestiscono dati personali, sistemi di pagamento online o infrastrutture critiche.

Inoltre, la normativa europea NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024 (in vigore dal 16 ottobre 2024), e le linee guida delle banche e degli investitori introducono condizioni sempre più stringenti sul tema della gestione del rischio informatico.
Alcuni istituti di credito già richiedono una copertura di questo tipo come condizione per concedere finanziamenti o linee di credito. È dunque realistico pensare che, nel prossimo futuro, la cyber insurance diventi un requisito quasi “necessario di fatto”.

Chi offre polizze di cyber insurance

Il crescente interesse verso questo settore ha spinto numerosi operatori – dalle grandi compagnie assicurative alle banche – a creare prodotti specifici per la sicurezza digitale.
Oggi, in Italia, si trovano proposte da parte di:

  • Axa, Generali, Reale Mutua, Allianz, con pacchetti modulabili in base alle dimensioni aziendali.
  • Intesa Sanpaolo, Credem e altri istituti bancari, che offrono polizze integrate a servizi di consulenza o monitoraggio.

Tuttavia, la varietà dell’offerta può generare confusione. Le PMI rischiano di acquistare un prodotto senza comprendere pienamente quali rischi siano realmente coperti e quali, invece, restino scoperti.

Cosa copre una polizza di cyber insurance

Le coperture più comuni includono:

  • Danni diretti causati da un attacco informatico o da una perdita di dati.
  • Spese di ripristino di sistemi, software o infrastrutture compromesse.
  • Servizi di consulenza tecnica e legale per la gestione dell’incidente e l’eventuale notifica del data breach alle autorità.
  • Costi di comunicazione e gestione della crisi reputazionale, come la predisposizione di comunicati stampa o campagne di mitigazione danni.
  • Rimborsi per interruzioni di attività dovute a un attacco, analogamente a quanto accade nelle polizze business interruption.
  • In alcuni casi, prevalentemente con compagnie di matrice anglosassone operanti sul mercato italiano, può essere inclusa la copertura per estorsioni cyber, compreso il pagamento del riscatto in caso di ransomware. Tuttavia, questo aspetto solleva significative questioni etiche e giuridiche ed è oggetto di continua evoluzione normativa; molti assicuratori italiani escludono tale copertura dalle polizze base.

Le esclusioni più comuni

Come ogni contratto assicurativo, anche le polizze cyber contengono clausole di esclusione che riducono la copertura del rischio. Tra le più frequenti:

  • Conoscenza pregressa del problema: se l’azienda era già a conoscenza di vulnerabilità o irregolarità e non ha agito per correggerle, la copertura decade.
  • Dolo o colpa grave del contraente, come un mancato aggiornamento dei sistemi o la trascuratezza nella gestione delle password.
  • Uso illecito di dati, ossia trattamento di informazioni non autorizzate o raccolte in modo improprio.
  • Frodi elettroniche o truffe che comportano trasferimenti non dovuti, spesso escluse dalle coperture base. (il classico caso in cui effettuiamo un bonifico ad un destinatario errato a causa di phishing e altro)
  • Sanzioni e multe amministrative, che rimangono a carico dell’azienda.

Comprendere nel dettaglio le esclusioni è fondamentale per evitare sorprese nel momento del sinistro.

Come attivare e gestire la polizza

Nel caso di incidente informatico, il processo di attivazione della copertura segue una precisa procedura:

  1. Segnalazione immediata all’helpdesk dell’assicuratore, attivo h24 e 7 giorni su 7.
  2. Denuncia alle autorità competenti, come la Polizia Postale o il Garante Privacy, nei casi previsti.
  3. Coinvolgimento di un perito o di un consulente tecnico incaricato di quantificare il danno.
  4. Raccolta e trasmissione delle prove: log di sistema, screenshot, report tecnici e qualsiasi documento utile per ricostruire l’accaduto.
  5. Valutazione del risarcimento, che tiene conto dei limiti della polizza e delle franchigie previste.

Anche la documentazione preventiva è essenziale: molte assicurazioni richiedono un cyber risk assesment iniziale, utile a mappare i rischi e determinare il premio.

Cyber insurance PMI: le criticità da conoscere

Fino a qui, tutto sembra logico e lineare. Tuttavia, la realtà quotidiana delle piccole imprese racconta un’altra storia. Molte PMI non dispongono di:

  • sistemi di backup regolari e verificati;
  • una valutazione del rischio informatico preventiva;
  • un piano di continuità operativa formalmente definito.

In uno scenario del genere, anche la migliore polizza rischia di rivelarsi inefficace.

Un esempio pratico aiuta a capire meglio: durante un periodo di dichiarazioni fiscali, uno studio commercialista perde un intero anno di documentazione a causa della rottura di un PC privo di backup. Attivati i canali dell’assicurazione, la richiesta di rimborso viene respinta: non si tratta infatti di un danno provocato da un attacco esterno, ma di mancanza organizzativa interna, risultato? Ricostruzione di un archivio con costi di lavoro e straordinari per dipendenti, danno di immagine per i clienti che sollecitavano, ansia, stress e nervosismo. Tutte cose alle quali si sarebbe potuto ovviare con un banale NAS dotato di RAID1 ed un piano di snapshot (cose acquistabili in qualsiasi negozio di grande distribuzione).

L’episodio, pur estremo ma reale, è rappresentativo: la maggior parte dei danni informatici nelle PMI deriva da incuria, assenza di formazione e carenza di procedure, non da sofisticati attacchi hacker.

Il legame tra cyber insurance e cultura aziendale

Una polizza, per quanto avanzata, non può sostituire la gestione del rischio informatico quotidiana.
Come spesso faccio mi trovo a citare nuovamente il celebre hacker Kevin Mitnick

“…chi non progetta la sicurezza, programma il fallimento”.

La sicurezza informatica non è solo tecnologia: è, prima di tutto, mentalità.
L’assicurazione può rappresentare un paracadute, ma l’azienda deve costruire da sé la propria “cintura di sicurezza digitale”, pianificando:

  • procedure di backup e restore testate periodicamente;
  • formazione del personale sui comportamenti sicuri;
  • politiche di gestione delle password e autenticazione a due fattori;
  • aggiornamenti puntuali dei sistemi operativi e delle applicazioni;
  • collaborazione con professionisti o consulenti di sicurezza.

Trascurare questi aspetti equivale a “guidare con gli occhi bendati”, confidando solo sull’assicurazione in caso d’incidente. L’analogia con la vita reale è immediata: possedere un’assicurazione auto dotata di copertura sia al conducente che ai danni a terzi, non ci autorizza ad ignorare la segnaletica stradale o ancor peggio a guidare senza guardare la strada!

Un investimento e non una spesa

La cyber insurance, se integrata in una strategia complessiva di sicurezza, rappresenta un importante strumento di resilienza aziendale ma che deve essere visto come un tassello in aggiunta e non una soluzione unica.
Permette di limitare i danni economici, migliorare la reputazione dell’impresa e rafforzare il rapporto di fiducia con clienti e partner.

Le PMI italiane hanno un’occasione concreta: investire nella sicurezza digitale non è solo una misura difensiva, ma una leva competitiva che rafforza la credibilità e riduce i rischi di fermo produttivo.

Conclusione

In definitiva, la cyber insurance è uno strumento utile ma non miracoloso. Protegge dai danni che non possiamo prevedere, ma non da quelli che possiamo evitare con una gestione corretta. Le imprese che vorranno davvero trarre vantaggio da questo strumento dovranno prima di tutto investire in consapevolezza, formazione e prevenzione.

Come per ogni ambito della sicurezza, la regola è sempre la stessa “…prevenire è meglio che curare

 

Profilo Autore

L'Ing. Lorenzo Giustiniani è un ethical hacker e consulente ICT con oltre 20 anni di esperienza in progettazione, sviluppo e gestione di infrastrutture e applicazioni complesse, con un forte focus su cybersecurity, DevOps e processi di digitalizzazione.
Ha ricoperto ruoli di responsabilità come CTO, CISO, project manager e responsabile sviluppo per realtà pubbliche e private, occupandosi di piattaforme a microservizi, integrazione di sistemi, gestione di database e sicurezza delle informazioni, anche in ambito cloud (AWS, Azure) e PNRR. Parallelamente svolge attività di docenza su cybersecurity, networking e trasformazione digitale per enti di formazione e aziende, affiancando alla competenza tecnica una consolidata esperienza di coordinamento team e supporto strategico ai processi di innovazione.

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