Il Sahel come epicentro dell’espansione jihadista: implicazioni per la sicurezza globale e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
Nel cuore dell’Africa subsahariana si trova oggi una regione che non è solo teatro di conflitti persistenti, ma è diventata un epicentro globale dell’espansione jihadista, con impatti diretti sulle dinamiche di sicurezza regionali e internazionali.
Secondo il recente articolo pubblicato dall’International Institute for Counter-Terrorism (ICT) di Herzliya[1], il Sahel – una vasta fascia geografica che si estende dalla Mauritania al Sudan – rappresenta il centro di gravità di un fenomeno che va ben oltre la semplice insorgenza interna e che si concretizza in gruppi armati affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico che stanno ridefinendo strategie, alleanze e modalità di controllo territoriale in Africa occidentale e oltre.
La progressiva espansione dei gruppi jihadisti nel Sahel è il risultato di più fattori strutturali: il collasso di istituzioni statali fragili, la proliferazione di reti criminali transnazionali, la marginalizzazione socio-economica di vaste popolazioni rurali e l’assenza di un efficace controllo territoriale da parte dei governi centrali.
Questi elementi, presenti da tempo nella regione, sono stati abilmente sfruttati da organizzazioni come Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) – affiliata ad al-Qaeda – e il Gruppo Stato Islamico nella Greater Sahara (ISGS) per consolidare aree di influenza e proiezione strategica. Negli ultimi anni, l’analisi dei dati sul conflitto ha mostrato che il Sahel è diventato uno dei luoghi più mortali al mondo per attacchi terroristici, con centinaia di vittime ogni anno e con picchi di violenza che si concentrano soprattutto nel triangolo tra Mali, Burkina Faso e Niger.
La debolezza delle controparti statali, spesso incapaci di mantenere anche un minimo controllo territoriale, ha favorito la creazione di corridoi di violenza e di comunicazione che collegano città, villaggi e reti transfrontaliere.
Il ruolo strategico di JNIM e delle affiliate di Stato Islamico
La genesi e l’evoluzione delle principali entità jihadiste nella regione illustrano come il Sahel non sia semplicemente un teatro di conflitto, ma un laboratorio di nuove forme di insorgenza. JNIM è emersa negli ultimi anni come la più influente forza jihadista della regione, responsabile di numerosi attacchi su larga scala, uso di ordigni esplosivi improvvisati e operazioni di guerriglia che hanno messo sotto pressione le forze di sicurezza nazionali.
I gruppi affiliati allo Stato Islamico – sebbene in competizione con al-Qaeda – hanno stabilito propri nuclei operativi nel Sahel, contribuendo a rendere la regione uno sbocco naturale per reti terroristiche transnazionali. Questa competizione tra gruppi jihadisti non è solo tattica, ma anche strategica: entrambi cercano di controllare territori, influenzare popolazioni locali, gestire economie illecite e creare narrative ideologiche che legittimino la loro presenza.
Questo doppio asse – sia al-Qaeda sia Stato Islamico – complica ulteriormente gli sforzi di contrasto, poiché rimuove l’esistenza di un singolo nemico coerente e presenta invece un mosaico di attori con obiettivi convergenti ma modalità operative divergenti.
Corridoi di violenza oltre il Sahel: transizione verso il Golfo di Guinea
Un elemento centrale del fenomeno, evidenziato dall’articolo dell’ICT, è la diffusione dell’influenza jihadista verso gli Stati costieri dell’Africa occidentale, in particolare lungo le aree di confine tra Benin, Niger e Nigeria. ACLED – il progetto di monitoraggio dei conflitti – ha osservato che queste zone stanno gradualmente diventando corridoi strategici per reti jihadiste, con attacchi e violenze che si spingono sempre più verso paesi che in passato erano considerati relativamente stabili.
Il caso dell’insorgenza jihadista nel nord del Benin è emblematico di questa dinamica: gruppi come JNIM e l’ISGS hanno ormai esteso la loro influenza in alcune aree, provocando spostamenti di popolazioni, sfollamenti e una crescente pressione sulle strutture di sicurezza locali. Questo non rappresenta semplicemente una traslazione geografica del conflitto, ma una trasformazione dell’ecosistema della minaccia terroristica nel continente africano, con impatti su catene di approvvigionamento criminale, traffici illeciti (inclusa la droga e gli esseri umani) e legami tra gruppi armati locali e transnazionali.
Va evidenziato che nonostante gli sforzi di partner internazionali – come Francia, Stati Uniti, Unione Europea e missioni multilaterali – la risposta alla minaccia jihadista nel Sahel è stata disomogenea e spesso inefficace. Il ritiro parziale di forze straniere, la competizione geopolitica tra potenze esterne e la crescente influenza di attori privati – come i mercenari russi di Wagner Group in alcuni paesi – hanno ulteriormente complicato il quadro operativo. In questo contesto, molte alleanze multilaterali sono vacillate o si sono disintegrate.
Ad esempio, la G5 Sahel, un meccanismo di cooperazione regionale per la sicurezza, ha visto la partecipazione indebolita di alcuni Stati membri a causa di instabilità interne e divergenze politiche, una condizione che ha prodotto un vuoto organizzativo che ha agevolato le reti terroristiche nello sfruttare le disfunzioni statali, consolidando posizioni territoriali e sociali in territori dove lo Stato è debole o assente.
Nuove frontiere della minaccia: il terrorismo e l’Intelligenza Artificiale
Negli ultimi anni, un elemento di novità ha cominciato a emergere nell’ambito della sicurezza globale: l’interazione tra terrorismo e intelligenza artificiale (IA). L’adozione di tecnologie basate su IA da parte di gruppi estremisti non è ancora all’apice della loro potenzialità, ma mostra già segnali che richiedono un approccio strategico e operativo aggiornato. Uno dei campi in cui le tecnologie di IA stanno già avendo un impatto è la propaganda e il reclutamento.
Organizzazioni terroristiche utilizzano strumenti digitali – inclusi social media, piattaforme crittografate e tecniche di automazione – per diffondere contenuti ideologici, messaggi di reclutamento e narrazioni estremiste. Strumenti di IA generativa, come modelli di testo e voce sintetica, consentono la creazione di contenuti multilingue, coerenti e persuasivi, aumentando la portata di messaggi radicali tra pubblici diversificati.
Ad esempio, alcune reti estremiste stanno impiegando sistemi di voice cloning e text-to-speech per produrre materiali audiovisivi che riproducono lo stile e il tono di leader ideologici o figure simboliche, abbattendo barriere linguistiche e accrescendo l’impatto emozionale dei loro contenuti. Queste tecniche favoriscono anche la diffusione su piattaforme mainstream come TikTok, Instagram o Telegram.
Nel teatro operativo del Sahel, gruppi jihadisti stanno adottando finanche tecnologie che uniscono droni commerciali a software avanzati, incluse componenti di IA per ottimizzare percorsi di volo e mirare obiettivi. In alcuni casi, repurposing di droni civili ha permesso di trasformarli da semplici strumenti di ricognizione in veicoli per consegna di esplosivi o attacchi di precisione su obiettivi militari.
Questa combinazione di IA e sistemi aerei senza pilota apre scenari di impatto significativo: l’accessibilità tecnologica (con droni disponibili a basso costo) unita all’automazione semplifica l’esecuzione di operazioni che in passato avrebbero richiesto competenze tecniche molto specialistiche. La conseguenza è un abbassamento della barriera d’ingresso per l’adozione di minacce tecnologiche avanzate da parte di gruppi non statali.
Cyberterrorismo e pianificazione operativa
Oltre alla propaganda e ai droni, gruppi estremisti stanno esplorando modi in cui l’IA può supportare la pianificazione operativa e cyber-attacchi. Algoritmi di machine learning possono essere utilizzati per analizzare grandi volumi di dati, identificare vulnerabilità di infrastrutture critiche, automatizzare la creazione di malware o ottimizzare percorsi di evasione dalle sorveglianze digitali.
Anche se vi sono ancora limiti tecnici e conoscitivi, la semplice ipotesi che tali strumenti possano essere messi a disposizione di attori terroristici richiede una risposta preventiva da parte delle autorità di sicurezza.
La capacità di tenere sotto controllo l’uso ostile dell’IA è complicata dal fatto che la stessa è una tecnologia “dual-use”, ovvero le stesse tecniche che possono essere impiegate per il bene – migliorare la diagnostica sanitaria, ottimizzare logistica o accelerare la ricerca scientifica – possono essere piegate a scopi distruttivi.
A differenza delle armi convenzionali, gli algoritmi non hanno un “luogo fisico” da controllare o confini da chiudere: viaggiano in rete, replicano rapidamente e spesso sfuggono a controlli politici e normativi. In risposta, alcune giurisdizioni hanno iniziato a considerare quadri regolatori che impongono marcatori digitali per contenuti generati da IA, licenze di utilizzo per modelli di grandi dimensioni o obblighi di trasparenza per la generazione automatizzata di media.
Conclusioni
Il Sahel rimane oggi una delle zone più complesse al mondo in termini di instabilità, violenza e minaccia jihadista. La combinazione di fattori endemici – stati fragili, economie informali, reti criminali trasnazionali e ideologie estremiste – ha prodotto un ambiente in cui gruppi come JNIM e le affiliate dello Stato Islamico possono prosperare e adattarsi. Nel contesto di una minaccia in evoluzione, diventa fondamentale che le strategie di sicurezza non si limitino a risposte militari convenzionali, ma integrino:
- una cooperazione regionale integrata per il contrasto alle reti jihadiste;
- iniziative di sviluppo socio-economico che affrontino le cause strutturali dell’instabilità;
- strumenti tecnologici avanzati per la raccolta, l’analisi e la condivisione di informazioni di intelligence;
- governance internazionale dell’IA che impedisca l’uso ostile di tecnologie dual-use senza frenare l’innovazione.
La sicurezza globale non si costruisce con muri o con eserciti isolati, ma richiede una visione strategica che coniughi sicurezza umana, resilienza digitale e cooperazione multilaterale. Solo così si potrà affrontare efficacemente la minaccia jihadista nel Sahel e le sfide emergenti che derivano dall’interazione tra terrorismo e intelligenza artificiale.
Note:
[1] https://ict.org.il/the-sahel-is-the-epicenter-of-jihadist-expansion-in-africa/
