Violenza di genere online: Polizia Postale, Big Tech e società civile a confronto
Domenica 12 aprile, nell’ambito della celebrazione del 174° Anniversario della fondazione della Polizia di Stato, si è tenuto l’incontro “Non sei sola: dialoghi sulla violenza di genere online”.
Presso la Galleria Alberto Sordi, alla presenza del Direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli, l’evento ha visto rappresentanti delle grandi aziende tecnologiche e della Polizia confrontarsi sul tema della violenza digitale, fenomeno in allarmante crescita che – secondo i dati disponibili – colpisce soprattutto donne e minori.
In apertura dell’iniziativa, l’ex deputata Sandra Cioffi (Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti) ha ricordato come l’educazione digitale sia fondamentale per un approccio che “non demonizzi i social” ma formi gli utenti a un utilizzo consapevole delle tecnologie.
Dopo i saluti iniziali, una breve pièce teatrale ha rappresentato la storia di tre donne unite nel proteggere una di loro, vittima di un rapporto abusante che include – come oggi avviene sempre più spesso – anche profili di violenza digitale.
Dal cyberstalking al femminicidio: la violenza digitale come reato-spia
Dal cyber stalking alla diffusione non consensuale di immagini intime (DNCII), sono ormai comuni le condotte che, limitando la libertà di espressione delle donne negli spazi digitali, integrano a tutti gli effetti elementi di violenza di genere; costituendo spesso veri e propri “reati-spia” di successive violenze fisiche, che talvolta possono arrivare sino al femminicidio.
Come ricordato in apertura dell’iniziativa, “In Italia ogni 3 giorni una donna viene uccisa per mano del proprio partner o ex: chiedere aiuto è fondamentale per prevenire questo tragico epilogo”.
La Tavola rotonda: istituzioni, aziende tech e società civile
La parte centrale dell’evento ha preso la forma di una Tavola rotonda moderata da Cristina Bonucchi, Primo Dirigente Tecnico Psicologo della Polizia di Stato.
Hanno partecipato Giancarlo Gennaro (Vicequestore e capo del Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia online – CNCPO), Martina Colasante (Google), Gabriella Covino (Avvocata, Gianni Origoni & Partners), Brunella Greco (Save the Children) e Ilaria Delle Vedove (Poste Italiane).
Il quadro normativo: l’art. 577 bis c.p. e i limiti della legge
Ricordando la recente introduzione dell’art. 577 bis, inserito nel codice penale dalla normativa italiana sull’AI (legge n. 132/2025), Gennaro ha affermato che “il quadro regolatorio è completo”.
Tuttavia, il relatore ha evidenziato come alla previsione normativa non sempre corrisponda un aumento delle denunce. Citando il caso del gruppo Facebook “Mia Moglie”, nato appositamente per condividere immagini non consensuali, nei casi di violenza di genere – dove molto spesso ad abusare è il partner o comunque una persona vicina – le vittime possono evitare di chiedere aiuto a causa di imbarazzo, paura di non essere credute o timore di ritorsioni.
La normalizzazione dei comportamenti digitali: il rischio invisibile
Come ha ribadito Brunella Greco, infatti, la dimensione “onlife“ in cui vivono immersi soprattutto i più giovani ha portato alla normalizzazione di comportamenti idonei ad abilitare varie tipologie di violenza digitale, tra cui il cyberstalking.
A titolo di esempio Greco ha citato la condivisione di account digitali e password all’interno della coppia, erroneamente ritenuta una “prova d’amore” quando invece, non di rado, veicola forme di controllo che possono sfociare nell’abuso.
Stereotipi di genere e formazione: dalla scuola al carcere
Gabriella Covino ha poi raccontato un progetto di formazione che ha portato il tema della violenza digitale in scuole e carceri di tutta Italia; registrando quanto ancora, nella mentalità comune, resistano stereotipi di genere frequentemente alla base di relazioni violente o abusanti.
«Il fatto che tutt’oggi molte persone, persino tra i più giovani, sostengano che in una relazione “uno schiaffo può capitare” ci dice quanto ancora sia lunga la strada da percorrere» ha sottolineato l’avvocata.
Google: de-indicizzazione, AI Act e la sfida delle nudify app
L’intervento di Martina Colasante si è invece concentrato sulle iniziative messe in campo da Google per contrastare il fenomeno della violenza di genere sui social, citando in primo luogo la de-indicizzazione e rimozione di immagini segnalate come non consensuali.
Sul fronte della prevenzione è stata ricordata la scelta dell’azienda di non consentire la pubblicità di nudify apps o simili prodotti sulle proprie piattaforme; ma anche il fatto che Nano Banana (l’AI di Google) vieti di generare contenuti a natura sessuale, applicando in maniera estensiva l’art. 5 dell’AI Act.
La relatrice ha infine ribadito che “Serve una maggiore presenza di donne nelle società che sviluppano tecnologie per poterne creare di realmente inclusive”.
Poste Italiane e la “comunità educante” nell’era interconnessa
Ilaria Delle Vedove ha ripreso il concetto di onlife per sottolineare la necessità di una maggiore consapevolezza circa le conseguenze dei comportamenti tenuti sul web, parlando di “comunità educante” come corresponsabile della formazione dei più giovani in una società sempre più interconnessa.
La rappresentante di Poste Italiane ha esposto le attività svolte sul fronte dell’educazione digitale per raggiungere – tramite canali social e formati attuali come il podcast – un pubblico intergenerazionale.
La Polizia Postale: psicologi, sinergie e sportello online
A chiudere i lavori, la moderatrice Cristina Bonucchi ha sintetizzato il messaggio dell’intera giornata: “La violenza di genere non si combatte da sole: noi ci siamo, serve soltanto una richiesta di aiuto”.
Bonucchi ha poi confermato a ICT Security Magazine che la Polizia Postale dispone, nel proprio staff, di un’équipe di psicologi: “Questo ci permette di individuare quali possono essere le esigenze delle vittime e fornire agli operatori specifici aggiornamenti formativi sulle diverse forme di violenza digitale, che purtroppo aumentano ed evolvono di continuo. La sinergia con altri attori, come le aziende tech e i centri Antiviolenza (CAV), sono fondamentali per lavorare sulla prevenzione e consentirci di individuare il miglior modo di accogliere le richieste di aiuto, anche quando arrivino online al nostro portale www.commissariatodips.it.”
Con una laurea in Giurisprudenza conseguita presso l’Università degli Studi Roma Tre - seguita da un dottorato di ricerca in Economia e Diritto delle Relazioni Internazionali - Irene Salvi è docente in diversi Master e Corsi formativi, nonché giornalista pubblicista e ricercatrice indipendente sul tema dell'intersezione tra diritti individuali, libertà civili e tecnologie digitali.
Dal 2020 è consigliera di una rete internazionale attiva nel contrasto alla violenza di genere; nel 2025 ha partecipato al PRIN-PNRR "Gendering Internet. Violence, Resilience and Empowerment in digital spaces" (GIVRE), condotto dalla Sapienza insieme a Università di Padova e Link University, primo progetto di ricerca sul fenomeno della violenza digitale di genere in Italia.

