La difesa dell’interesse nazionale e gli investimenti cinesi in Italia


La riconfigurazione dell’ordine mondiale post-bipolare e l’affermazione della globalizzazione hanno profondamente trasformato il concetto stesso di sicurezza nazionale. La competizione geopolitica contemporanea non si gioca più esclusivamente sul piano militare, ma si è progressivamente spostata verso la dimensione economica, rendendo la tutela degli asset strategici e del know-how tecnologico una priorità imprescindibile per qualsiasi Stato sovrano.

In questo scenario, l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese rappresenta uno dei fenomeni più significativi e complessi del XXI secolo. A differenza delle potenze globali del passato, che hanno imposto la propria supremazia militare prima di quella economica, Pechino ha costruito la propria influenza attraverso una capillare tessitura di relazioni commerciali e finanziarie bilaterali, trovando nella Belt and Road Initiative (BRI) la più ambiziosa espressione della propria proiezione internazionale.

Il whitepaper “La difesa dell’interesse nazionale e gli investimenti cinesi in Italia” a cura di Matteo Marras analizza in profondità le implicazioni degli investimenti cinesi per la sicurezza economica italiana, offrendo al lettore una prospettiva articolata su tre dimensioni fondamentali.

La prima parte esplora il passaggio dalla tradizionale sicurezza militare a quella economica, introducendo il concetto di intelligence economica come strumento strategico di tutela degli interessi nazionali. In un contesto in cui la concorrenza non è più prerogativa esclusiva delle entità statali, ma coinvolge multinazionali e grandi gruppi finanziari con fatturati superiori ai PIL nazionali, comprendere questi meccanismi diventa essenziale per operatori pubblici e privati.

La seconda parte è dedicata alla proiezione strategica ed economica cinese. Vengono approfonditi temi cruciali come la diplomazia economica di Pechino nell’era di Xi Jinping, il ruolo delle imprese di Stato (SOE) come strumenti della strategia estera, la retorica dell’amicizia bilaterale e i meccanismi della cosiddetta “diplomazia della trappola del debito”. L’analisi della Belt and Road Initiative, con le sue clausole contrattuali e i casi studio più significativi, offre una panoramica delle opportunità e dei rischi connessi a questa iniziativa globale.

La terza parte si concentra specificamente sul caso italiano, esaminando l’evoluzione normativa dal golden share al golden power, il ruolo dell’intelligence nella tutela del know-how nazionale e le implicazioni della firma del Memorandum of Understanding con la Cina nel 2019. Particolare attenzione viene dedicata alla presenza cinese nel Mediterraneo e al caso emblematico del Porto di Trieste, così come al progressivo riallineamento dell’Italia con Washington nelle politiche di screening degli investimenti esteri.

In un’epoca in cui la sicurezza dei cittadini passa inevitabilmente attraverso la sicurezza economica del Paese, questo contributo si propone di fornire agli operatori del settore – decisori politici, professionisti della sicurezza, analisti di intelligence e manager aziendali – gli strumenti conoscitivi necessari per comprendere e navigare le complesse dinamiche della competizione geoeconomica contemporanea.

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