Cybersecurity e cavi sottomarini: la nuova sfida strategica nell’era della competizione globale
Sotto la superficie degli oceani si estende una rete invisibile ma cruciale per il funzionamento del mondo contemporaneo: sono i cavi sottomarini in fibra ottica, attraverso cui transita la quasi totalità del traffico dati internazionale. Senza queste infrastrutture, spesso poco percepite dall’immaginario collettivo, non funzionerebbero i mercati finanziari, la logistica globale, i servizi cloud e una parte significativa delle comunicazioni governative e militari.
Con l’intensificarsi delle rivalità tra Stati Uniti, Cina e Russia, questi cavi stanno assumendo una nuova centralità strategica. Da semplice infrastruttura di rete sono diventati potenziali bersagli in scenari di tensione ibrida e soprattutto strumenti di pressione geopolitica. La loro sicurezza oggi è parte integrante della riflessione sulla resilienza delle infrastrutture critiche occidentali.
Una rete globale esposta a minacce silenziose
I cavi sottomarini, pur essendo progettati per resistere a guasti e usura, non sono esenti da possibili danni. In aree geopoliticamente sensibili si sono già verificati episodi sospetti che coinvolgono la loro integrità fisica. Il danneggiamento volontario di queste infrastrutture, realizzabile anche con mezzi apparentemente innocui come un’ancora trascinata, è una minaccia concreta e già manifestatasi in contesti come il Mar Baltico o il Mar Cinese Meridionale, come illustrano altri contributi presenti in questo Quaderno.
Queste azioni non richiedono necessariamente capacità militari avanzate. Possono essere eseguite da navi civili o da unità non convenzionali, e spesso restano avvolte da ambiguità, rendendo difficile attribuirle con certezza. Proprio questa opacità le rende strumenti efficaci di destabilizzazione sotto la soglia del conflitto aperto.
Cybersecurity e cavi sottomarini: intercettazione e controllo dei flussi
Oltre al danneggiamento fisico, esiste una dimensione più sofisticata e meno visibile: l’accesso ai dati che attraversano i cavi. La possibilità di intercettare informazioni sensibili, alterare i flussi o inserirsi nei sistemi di gestione delle stazioni di approdo è considerata una minaccia concreta in contesti di confronto tra potenze tecnologiche. In particolare, preoccupa la crescente presenza di attori statali, soprattutto cinesi, nel mercato della costruzione, manutenzione e riparazione dei cavi globali.
Il rischio non è solo quello di un sabotaggio in tempo di guerra, ma anche la raccolta sistematica di dati, o la predisposizione di backdoor attivabili in caso di necessità. Il controllo diretto o indiretto delle infrastrutture da parte di soggetti esterni può compromettere la riservatezza delle comunicazioni strategiche, specialmente in ambito militare e governativo.
La dimensione strategica del rischio
Nel nuovo contesto geopolitico, l’infrastruttura dei cavi assume i contorni di una leva strategica. Colpirla non significa solo interrompere la connettività, ma può servire a disorientare l’avversario, a rallentarne le capacità decisionali o ad isolare temporaneamente un’area geografica in momenti critici. In caso di escalation, un attacco coordinato a più tratte potrebbe causare un blackout informativo di ampia portata, influenzando operazioni militari e comunicazioni civili.
Oltre all’aspetto operativo, c’è un valore simbolico: la dimostrazione che nessun sistema è al sicuro. Il solo fatto di mostrare di possedere la capacità tecnica per interferire con queste reti può costituire un deterrente o uno strumento di pressione, in una logica di competizione sistemica tra blocchi.
Scenari di evoluzione: dalla frammentazione dell’infrastruttura al decoupling digitale
Il futuro di questa infrastruttura strategica potrebbe seguire più percorsi, e quello forse di più particolare interesse e di cui si intravedono segnali consiste in una prospettiva strutturale, ossia la progressiva divisione dell’ecosistema dei cavi in reti regionali, orientate politicamente. Da un lato, le potenze occidentali stanno investendo in nuove rotte che evitano approdi in territori percepiti come ostili. Dall’altro, la Cina promuove progetti infrastrutturali digitali che collegano Asia, Africa e America Latina lungo direttrici alternative. Il risultato potrebbe essere un internet più frammentato, in cui i dati viaggiano all’interno di blocchi geopolitici separati, con minime interdipendenze.
Le contromisure: resilienza, monitoraggio, autonomia
Di fronte a queste minacce, si stanno sviluppando risposte multilivello. Sul piano militare, diverse marine hanno potenziato la capacità di sorveglianza delle zone dove transitano cavi strategici, anche attraverso l’uso di droni subacquei e sensori avanzati. Organizzazioni internazionali come la NATO hanno istituito cellule specializzate nel monitoraggio delle infrastrutture sottomarine, promuovendo la cooperazione tra governi e operatori privati.
In parallelo, si lavora sulla ridondanza: aumentare il numero di collegamenti, diversificare i tracciati, rafforzare la rapidità di intervento in caso di guasto. Alcuni paesi stanno pre-posizionando materiali di riparazione, migliorando la capacità di risposta a interruzioni improvvise. Anche la cybersecurity è al centro delle strategie, con misure che vanno dalla protezione dei sistemi di controllo, all’uso esteso della crittografia end-to-end, fino alla sperimentazione di nuove tecnologie resilienti come la distribuzione quantistica delle chiavi.
Conclusioni
Il panorama strategico globale ha riscoperto, sotto nuove vesti, l’importanza dei cavi sottomarini. Un tempo considerati semplice infrastruttura tecnica, oggi sono riconosciuti come asset critici da proteggere, monitorare e difendere. In un’epoca in cui la superiorità informativa è un vantaggio competitivo fondamentale, il controllo dei flussi di dati è diventato parte integrante delle strategie di sicurezza nazionale.
Le sfide che si prospettano richiedono un approccio integrato: cooperazione internazionale, innovazione tecnologica, rafforzamento delle capacità di difesa e consapevolezza del rischio. I fondali oceanici non sono più un’area neutra, sono il nuovo terreno dove si gioca, in silenzio, una parte rilevante del futuro equilibrio globale.
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Andrea Leoni è cyber security manager presso una società multinazionale nel settore del credit and business information, è specializzato in governance e ambito GRC, con esperienza pluriennale di security advisory verso realtà nazionali ed internazionali. Già ricercatore di intelligence presso il Laboratorio di Intelligence dell’Università della Calabria, presso cui ha conseguito un Master di II livello in Intelligence, si è occupato anche di politica e geopolitica e del loro rapporto col dominio cyber.
Attualmente, presso la Società Italiana di Intelligence, è Segretario della Commissione Studi Cyber Threat Intelligence & Cyber Warfare.

