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OSINT (Open Source INTelligence) tra metodologia e funzione vitale per le aziende

COS’È L’OSINT

In un’era in cui le informazioni valgono più degli asset, saperle gestire è il segreto del nuovo potere. Negli ultimi anni, la digitalizzazione delle informazioni e la condivisione in tempo reale, dove tutti possono fotografare, scrivere, segnalare, su varie piattaforme, blog, social network, si sta dimostrando un’arma potente, dove persone e aziende non possono più sottovalutare.

L’analisi delle fonti aperte, definito OSINT (Open Source INTelligence), consente di monitorare un argomento, sul vastissimo mondo di internet. Saperle individuare e gestire, in tempo utile, utile per tutti i settori, sfruttabile sia dalle aziende che dalle persone, potrebbe accrescere quello che è il business e la reputazione di essi. I servizi d’intelligence, i primi a utilizzare la metodologia OSINT, sfruttarono questa metodologia di analisi, che altrimenti per accedere alle stesse informazioni avrebbero dovuto sfruttare notevoli risorse umane.

L’intelligence è lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.

L’intelligence può essere descritta come processo informativo definito da un ciclo di azioni articolato su tre fasi:

  • acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo, all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete;
  • gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo. Questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence;
  • comunicazione, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere.

In considerazione delle nuove sfide aziendali e commerciali, della sempre maggiore complessità e della rapidità di evoluzione del contesto, interno ed esterno, in cui l’intelligence può essere fondamentale al business. Secondo Giovanni Nacci (esperto in metodi, sistemi e tecnologie per l’Open Source Intelligence) «l’aspetto più rivoluzionario della dottrina Osint» è proprio questo: «non serve conoscere “tutte” le informazioni disponibili su “tutti” gli argomenti, è invece indispensabile conoscere chi conosce. Sapere cioè chi, dove, quando e come può metterci in relazione con l’informazione di cui abbiamo bisogno, oppure con quelle risorse che potenzialmente sono in grado di farlo».

Ed ancora:
… ci rendiamo subito conto di come oltre all’intelligence delle informazioni abbiamo bisogno di un’intelligence delle fonti. Un’intelligenza che ci permetta di costruire, gestire e validare un articolato network di fonti, risorse, opportunità, possibilità di relazionarci di volta in volta con le informazioni rilevanti, tempestive, aggiornate di cui abbiamo bisogno in quel determinato momento, per quel particolare progetto, su quel particolare argomento, in quella specifica fase del processo decisionale.

Kriptia (http://www.kriptia.it) da anni si occupa di redigere report reputazionali e ricerca informazioni da internet, utilizzando sia metodologie che strumenti innovativi, come ad esempio software ed hardware, sempre aggiornati. Questi servizi servono alle aziende per: screening dipendenti/soci/fornitori, monitoraggio immagine aziendale, situazione reputazionale soci/fornitori, ricerca informazioni, e tutto ciò che utile all’azienda, sia in Italia che all’estero.

L’ORIGINE DELL’OSINT

Nel corso della Guerra Fredda non solo si sono contrapposti due modelli ideologici, geo-economici, sovrani e culturali differenti; anche due approcci al segreto, alla sicurezza di Stato, all’intelligence. All’occidente viene criticato che al qualunque soggetto sovietico, bastasse consultare in una normale biblioteca pubblica occidentale l’ultimo numero dell’autorevole rivista britannica Jane’s in cui appariva il più recente modello di incrociatore lanciamissili; al contrario Washington, Londra (etc…) avevano difficoltà a ottenere informazioni in territorio sovietico. Però, poi, i sovietici si resero conto del poco sviluppo dei propri armamenti militari, proprio perché confrontavano queste notizie e Mosca non riusciva ad imitare per mancanza di conoscenze tecnologiche. Questo fu un fattore di notevole rilievo nel volgere al declino del socialismo sovietico o, per lo meno, a influenzare le dirigenze degli anni ‘80 di quanto inadeguata fosse l’industria dell’URSS.

Oggi la civiltà occidentale facente capo agli Stati Uniti si manifesta come enorme bacino di OSINT, sia tecnologica (si pensi alla dual use tech di alcune aziende) che antropologica e sociopolitica. Il rapporto con potenze regionali emergenti o rinate come Cina e Russia non è meramente un rapporto economico o politico: è geostrategico. Ma da dove ha avuto origine il monitoraggio delle informazioni aperte? La prima pagina delle proposte avanzate al primo congresso nazionale del MSI, nel giugno del 1948, dai delegati regionali e nazionali di Belluno, Friuli, Venezia Giulia e Dalmazia, cita per ben due volte Perini- Bembo, l’allora ispettore del nascente partito e “compilatore” dello statuto nazionale. Nel passaparola dei delegati di allora, e poi per molti anni dopo tra gli anziani del partito e per stessa conferma di Perini- Bembo, si sosteneva che la sigla MSI non volesse significare Movimento Sociale Italiano ma Mussolini Sei Immortale. E che il nome del nascente partito fosse stato coniato proprio dall’allora avvocato e professore. Il monitoraggio attraverso i mass media, parte dal presupposto che i veicoli d’informazione (stampa, tv, scuola, conversazioni ecc.) fanno al contempo anche formazione dell’opinione pubblica. Il numero delle copie vendute di un giornale o di un libro, l’audience della radio o della televisione ecc. unite alla quantità di spazio occupato sulle pagine dei giornali o nei programmi radiotelevisivi e alla collocazione (prima o ultima pagina, inizio o coda ecc.) – misurati giornalmente secondo speciali coefficienti euristici e riportati su un asse cartesiano – indicano il peso dell’evoluzione di un’opinione pubblica voluta o spontanea, facilmente leggibile attraverso dei grafici.

La scelta di definire la disciplina come demodossalogia risale al 1940 quando al termine di un convegno di due giorni Emilio Bodrero (rettore dell’università di Padova), Paolo Orano (rettore dell’università di Perugia), Federico Augusto Perini-Bembo, Francesco Orestano, Nello Quilici e altri docenti universitari concordarono sulla terminologia coniata dai discepoli di Orano, primo docente ordinario di storia del giornalismo (nel 1928) e direttore della Scuola fascista di giornalismo. Il senatore Paolo Orano, scrittore e giornalista, al termine della seconda guerra mondiale fu rinchiuso a Padula perché, pur essendo ebreo, durante il fascismo aveva esaltato il regime e giustificato la censura governativa. Coniugato con la scrittrice francese Camille Mallarmé morì nella sua casa di Firenze, agli arresti. Perini-Bembo, assistente di Orano, plurilaureato e decorato sul campo, ebbe una vita avventurosa che non lo distolse dall’approfondire e aggiornare la demodoxalogia, lasciando un copioso materiale alla fondazione da lui creata.

Nel 1939 Orano e Perini-Bembo fondano un Centro di demodossalogia presso l’Università di Roma Sapienza: è il primo istituto di studi sull’opinione pubblica attivo in Italia. Tale Centro ha una particolare rilevanza anche per la storia del giornalismo: in un documento dell’Unesco del 1956 è classificato come il primo riferimento dell’epoca per la formazione giornalistica in Italia.

Nel dopoguerra la demodoxalogia fu esame fondamentale ai corsi dell’Università internazionale degli studi sociali Pro Deo (l’attuale Luiss), fondata a Roma nel 1948 dal frate domenicano Félix Andrew Morlion che ne fu anche rettore. Morlion approfondì e divulgò gli aspetti della filosofia dell’opinione pubblica, mentre Michele del Vescovo e Perini-Bembo insegnarono i principi della demodoxalogia. Quest’ultimo la divulgò dal 1939 sino al 1989, quale libero docente di storia del giornalismo alla Facoltà di scienze politiche della Sapienza Università di Roma. Ma la disciplina fu oggetto di studio anche in altre sedi e all’estero, sempre con la partecipazione di Perini-Bembo. Tra i corsi più importanti, oltre a numerosi convegni e seminari, ricordiamo quello di demodossalogia e relazioni sociali istituito nell’anno accademico 1958-59 da Giuseppe Menotti de Francesco, rettore dell’Università degli Studi di Milano; l’insegnamento svolto nell’anno accademico 1966-67 all’Università degli Studi di Perugia; l’incontro di due giorni all’Università Sorbona di Parigi nel 1974. Tra i continuatori degli studi demodoxalogici si annoverano anche: Carlo Barbieri, Nino Gaeta e Francesco Fattorello (fondatore nel 1947 dell’Istituto italiano di pubblicismo presso la Facoltà di economia e commercio della Sapienza).

Molti, ancora oggi, riconoscono alla demodoxalogia una priorità scientifica nell’approccio alla visione dell’opinione pubblica e al cosiddetto metodo di rilevazione denominato In.de. (indagine demodoxalogica) e si chiedono come mai la disciplina non sia organicamente inserita nei piani di studio, una prima risposta può venire proprio dal citato documento: la disciplina e i suoi studiosi erano marchiati come fascisti e in quanto tali non dovevano avere spazio in seno alle università statali. All’epurazione repubblicana sopravvissero solo quattro docenti. Dal dopoguerra agli anni ‘60 la demodoxalogia sopravvisse grazie alla tenacità di un ristretto gruppo di cultori, allievi di Orano e Perini- Bembo, ma proprio quando vennero meno le discriminazioni politiche Perini-Bembo fu coinvolto in una vicenda che si è trascinata sino al suo decesso con sfavorevoli ripercussioni sul progetto della Fondazione di Demodoxalogia da lui creata. Un ulteriore motivo che fece allontanare molti stimati demodoxaloghi e affossare la disciplina nelle aule universitarie L’indagine demodoxalogica (in breve in.de. o inde) è un’indagine che può essere compiuta attraverso l’analisi delle informazioni e quindi ad esempio l’Open Source Intelligence.

FONTI:

 

A cura di Kriptia

Articolo pubblicato sulla rivista ICT Security – Novembre/Dicembre 2014

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