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La cyber security è anche una questione “domestica”

Introduzione

Internet of things (IoT) & smart device sono sempre più numerosi nella nostra quotidianità. Le nostre abitazioni sono sempre più gestite da home assistant, elettrodomestici intelligenti, smart tv, smartphone e dispositivi vari, tutti collegati al wi-fi domestico e strumentazioni di domotica che si basano sull’Intelligenza artificiale e machine learning. Vere e proprie Smart home che pullulano di dispositivi connessi che, se non adeguatamente protetti, possono essere oggetto di attacchi hacker e violazione della privacy.

Secondo quanto si evince della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a febbraio scorso durante il convegno online “Stay at home, stay in a Smart Home: la casa intelligente alla prova del Covid” il mercato degli home smart device nel 2020 ammontava a euro 505 milioni. Un mercato – secondo i dati pubblicati da IDC (società mondiale di ricerche di mercato in ambito IT) – cresciuto del 10,3% nel 2021 e che continua a presentare problematiche in termini sia di sicurezza informatica dei dispositivi e dei sistemi smart home sia di privacy e integrità dei dati prodotti e consumati, la maggior parte dei quali, di natura personale e sensibile. La pandemia, provocando l’accelerazione del processo di digitalizzazione ed innovazione, ha acuito enormemente il problema.

Luci ed ombre della smart home

Dobbiamo essere sempre più consapevoli che la smart home e i dispositivi IoT, se da un lato possono essere utili, dall’altro lato, possono presentare vulnerabilità critiche imprevedibili.

La vulnerabilità della cybersecurity delle smart home si evince anche uno studio di Euroconsumers – condotto in Spagna, Portogallo, Belgio ed in Italia tramite Altroconsumo – dal titolo emblematico “Hackable Home”, che esamina quanto i dispositivi intelligenti a cui sono connesse siano tutt’altro che a prova di hacker.

Sono state testate la sicurezza e l’affidabilità di 16 dispositivi “intelligenti” ad uso domestico – tra cui sistemi di allarme, router WiFi, baby monitor, smart tv, etc. – delle principali marche presenti sul mercato dei quattro Paesi europei coinvolti. È risultato che ben 10 dei 16 dispositivi testati non hanno una comunicazione criptata adeguata atta a proteggere la privacy e la sicurezza dei dati degli utenti e tale vulnerabilità è stata classificata come “altamente grave” o “critica”.

Inoltre, lo studio ha evidenziato le seguenti problematiche più diffuse e anche più rischiose:

  • Autenticazione Wi-fi che può essere manipolata da hacker esperti disconnettendo il dispositivo e disattivando, quindi, la rete internet.
  • Possibili violazioni di dati sensibili degli utenti, a causa di problemi strutturali dell’hardware.
  • Impostazioni di fabbrica non sicure principalmente a causa della violabilità delle password preimpostate.

Gli attacchi che rendono vulnerabili i dispositivi IoT che utilizziamo quotidianamente delle nostre case si presentano su una vasta gamma. Basti pensare ai dispositivi intelligenti esterni alle nostre abitazioni (i.e. apriporta, i campanelli wireless, irrigatori intelligenti, telecamere, ecc.) che possono essere facilmente violati da qualche hacker che si trova in prossimità con un computer o un altro trasmettitore Wi-fi. Di fatto, i dispositivi intelligenti all’aperto possono essere utilizzati come punti di ingresso, consentendo agli hacker di accedere all’intera rete domestica intelligente.

Per evitare che uno sconosciuto spii la nostra rete, è importante controllare come questi prodotti memorizzano i nostri dati, ovvero: se il sistema del dispositivo memorizza le nostre informazioni personali ed è connesso alla rete domestica principale, esiste la possibilità che una violazione di un dispositivo sulla rete possa rivelare i nostri dati a un hacker.  Anche le Smart TV possono essere un facile bersaglio di cyber attack: gli hacker potrebbero potenzialmente accedere a un televisore non sicuro e prendere il controllo cambiando canale, regolando i livelli di volume e persino mostrare contenuti inappropriati ai bambini. Inoltre, gli elettrodomestici intelligenti sempre più diffusi nelle nostre cucine e facilmente comandabili dal cellulare o utilizzando l’attivazione vocale, possono anch’essi essere compromessi da abili hacker.

AAA: cybersecurity domestica cercasi

È evidente che più dispositivi connessi abbiamo in casa, maggiori sono le opportunità che i criminali hanno di infiltrarsi nella nostra rete, raggiungere altri dispositivi ricchi di dati, con il rischio di veder compromesse le nostre informazioni private e finanziarie. Pertanto, così come avviene nelle organizzazioni, dobbiamo adottare un approccio cyber resilience -oriented anche per i nostri dispositivi domestici, mettendo in pratica una serie di azioni necessarie per tutelare la nostra sicurezza e privacy. E, precisamente:

  • Protezione della rete Wi-fi – solitamente la maggior parte dei router Wi-fi non sono protetti o utilizzano una password predefinita come “admin”, rendendo più facile per gli hacker accedere ai dispositivi collegati al router: Pertanto, si consiglia di proteggere la rete Wi-fi con una password complessa e di evitare di collegarsi ad essa da reti Wi-fi pubbliche. Ricordarsi di rinominare e riavviare il router regolarmente.
  • Mappatura di tutti i dispositivi domestici smart – Tutti i dispositivi connessi alla rete, dovrebbero essere ben “contabilizzati” in termini di: impostazioni, credenziali, versioni del firmware e patch recenti in modo tale da essere in grado di valutare quali misure di sicurezza adottare e individuare quali dispositivi sostituire o aggiornare.
  • Impostare password complesse ed univoche rif. account di ogni dispositivo – Creare una password lunga almeno 12 caratteri, contenente una combinazione di lettere maiuscole, lettere minuscole, simboli e numeri e che sia univoca per ogni account, in modo che quando un account viene compromesso, gli altri siano al sicuro. E ricordarsi di cambiarla periodicamente. Si consiglia di optare per gestori di password difficili da attaccare e che tracciano la frequenza con cui si modifica la password.
  • Scouting & intelligence preventiva prima di acquistare un dispositivo intelligente – Verificare sempre l’affidabilità e la reputazione del produttore del dispositivo, oltre a prendere nota delle informazioni/dati raccolti dal dispositivo IoT e come essi sono gestiti/utilizzati dal fornitor, verificando altresì che tipo di controllo si ha in termini di privacy e sull’utilizzo delle informazioni (i.e. funzione di rinuncia alla raccolta delle nostre informazioni/dati o di accesso ed eliminazione delle informazioni/dati raccolti.
  • Effettuare (ove possibile) abilitazione dell’autenticazione a più fattori – Contemplare l’autenticazione a due fattori che implica l’inserimento di un codice univoco del sistema a due fattori per verificare la propria identità, in modo tale da impedire agli hacker di utilizzare tattiche di riempimento delle credenziali (i.e., in combinazioni di e-mail e password per compromettere i profili online) per accedere alla rete o all’account.
  • Effettuare periodicamente l’aggiornamento software dei propri dispositivi – Si consiglia altresì di aggiornare le app per dispositivi mobili che si accoppiano con il dispositivo IoT oltre ad abilitare le impostazioni per attivare gli aggiornamenti software automatici, in modo da avere sempre le patch di sicurezza più recenti.
  • Monitorare e proteggere la propria rete – Dato che il router è l’hub centrale che collega tutti i dispositivi di casa, è necessario verificarne il livello di sicurezza. Dopo aver modificato la password e il nome predefiniti del router, assicurarsi che il nome della rete non fornisca il proprio indirizzo, in modo che gli hacker non possano individuarlo. Successivamente, controllare che il router impieghi un metodo di crittografia che garantisca comunicazioni sicure, oltre a considerare di installare un firewall o un software “total protection”.

Inoltre, anche se non molto diffusa come precauzione, sarebbe consigliabile configurare una “rete ospite” per i propri dispositivi IoT. Ovvero, una seconda rete sul router che consente di mantenere i computer e gli smartphone separati dai dispositivi IoT. In questo modo, se un dispositivo è compromesso, un hacker non può accedere a tutte le preziose informazioni salvate sui computer.

Ovviamente, qualora l’utente non fosse in grado di effettuare queste operazioni preventive da solo si affiderà, per il supporto, ad un tecnico di fiducia.

Riflessioni

Indubbiamente le smart home sono una grande opportunità e comodità, ma devono garantire ai consumatori la tutela della propria sicurezza e privacy, soprattutto considerando che la casa è il luogo che, per definizione, deve garantire intimità e protezione. Ne consegue che dobbiamo incorporare anche nella nostra vita quotidiana la cultura della cyber resilience. Solo così potranno venire contenuti i rischi e colti i benefici prospettati da questa evoluzione tecnologica.

Inoltre, per far sì che il futuro dei dispositivi connessi nelle case migliori la nostra vita, dobbiamo abbracciare la tecnologia in modo responsabile ed etico e dobbiamo considerare la sicurezza fin dalla progettazione. Ovvero, i consumatori devono essere tutelati maggiormente e, a tal proposito, le aziende produttrici devono impegnarsi di più in modo tale da assicurare che i dispositivi delle nostre smart home siano “sicuri by design” prima di essere immessi sul mercato, a livello sia hardware sia software. Tale caratteristica deve altresì essere garantita nel tempo con aggiornamenti costanti, tempestivi ed efficaci per far fronte alla rapida evoluzione della tecnologia e dei rischi che comporta.

 

Articolo a cura di Federica Maria Rita Livelli

 

Federica Maria Rita Livelli

Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant

In possesso della certificazione Business Continuity - AMBCI BCI, UK e Risk Management FERMA Rimap ®, consulente di Business Continuity & Risk Management, svolge attività di diffusione e di sviluppo della cultura della resilienza presso varie istituzioni ed università.

Membro del: Board del BCI Italy Chapter ; Advisory Board di LIUC-ODES Project; Comitato Scientifico di CLUSIT. Socia ANRA, AIPSA, CLUSIT ed UNI.

Membro di diversi Comitati: CLUSIT-Artificial Intelligence, UNI/CT 016/GL 02 "Sistemi di gestione per la qualità" (ISO/TC 176/SC 2), UNI/CT 016/GL 09 "Governance delle organizzazioni" (ISO/TC 309) e UNI/CT 016/GL 89 "Gestione dell'innovazione" (ISO/TC 279) (Commissione Tecnica UNI/CT 016 "Gestione per la qualità e metodi statistici").

Membro della Community: Women for Cyber Security e Ambassador della Community Donne 4.0

Docente di moduli di introduzione di: ISO 22301 - Business Continuity & Resilience (Università POLIMI–BOCCONI e Università di Verona); ISO 31000 - Risk Management (Università Statale di Milano).

Autrice di numerosi articoli su diverse riviste online, (i.e.: AgendaDigitale, Cybersecurity360, AI4Business, Risk Management360, EnergyUp, Blockchain4Innovation, Internet4Things, Industry4Business, ANRA - RM Magazine, ISPI online, Insurance Review, UNI Magazine online, The BCI Blog).

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