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Cyberwomen: come conquistarle?

Nell’ultimo anno ho letto diversi articoli che evidenziavano la “mancanza” di donne nel settore cybersecurity e invitavano le aziende ad aumentare il numero delle “quote rosa” all’interno del loro personale. Molti di questi articoli spiegano tale carenza attraverso una discriminazione del gentil sesso per le posizioni lavorative in ambito cybersecurity.

L’obiettivo di questo contributo è quello di analizzare i dati per comprenderne le motivazioni.

Perché le donne rappresentano una minoranza nel mondo cyber?

La ricerca Kaspersky – realizzata da 451 Research – evidenzia come nel 45% delle grandi aziende, solo il 23% è costituito da donne che ricoprono incarichi di Chief Information Security Officer (CISO). Lo studio ci aiutare inoltre a capire alcune delle motivazioni dietro tale percentuale.

Il mondo informatico è composto da una moltitudine di ruoli e professionalità con background accademici differenti (giurisprudenza, ingegneria, economia, informatica, etc.). È quindi molto difficile, per chi non è del settore, conoscere tutti i diversi profili professionali ricercati dal mercato della security, per non parlare delle nuove figure professionali che nascono in un mondo sempre in continua evoluzione.

Per questo motivo, risulta molto complesso per le giovani donne scegliere prima il percorso di studio universitario e successivamente il percorso lavorativo senza una chiara conoscenza del settore. Il 45% delle donne intervistate non è infatti a conoscenza delle diverse opportunità di carriera nella sicurezza informatica.

Inoltre, nel settore si utilizza spesso una terminologia molto tecnica che non tiene sempre conto del pubblico a cui si rivolge. Un terzo delle donne intervistate pensa che i professionisti del settore informatico siano fanatici della tecnologia e un quarto di loro pensa addirittura che siano nerd.

Di conseguenza, il 78% delle donne intervistate non ha mai considerato una carriera nella sicurezza informatica.

Da questi dati, quindi, risulta che il numero delle donne nel settore cybersecurity è basso in quanto poco conosciuto e legato a stereotipi e pregiudizi non ancora smascherati.

Come possiamo, quindi, diffondere la conoscenza di un mercato – quello della cybersecurity – in costante evoluzione e attirare l’interesse di persone che non ne fanno parte?

È prioritariamente necessario uno sforzo culturale, a partire dalla scuola.

Sarebbe interessante coinvolgere insegnanti e studenti degli istituti superiori in opportunità di confronto con professioniste del settore per condividere le loro esperienze e storie di successo, instillando così l’interesse e la curiosità delle giovani donne verso un settore che magari è stato, fino a quel momento, poco vicino alla loro quotidianità.

Sarebbe inoltre importante un confronto tra professioniste del settore, studentesse universitarie e giovani neo laureate per spiegare i diversi ruoli, competenze e opportunità offerte dal mondo cybersecurity.

Cambiare l’immagine del settore è fondamentale affinché si possa scoprire un mondo altamente diversificato in termini di professioni e competenze richieste e capire che lavorare in cybersecurity non significa “solo” essere un “tecnico”, “hacker” o “geeky”, come invece è emerso nella ricerca.

Promuovere l’interesse delle donne verso il mondo security significa rappresentare un mondo stimolante, in costante crescita ed evoluzione, che offre continue opportunità di apprendere e sperimentare competenze diverse.

Negli ultimi anni sono nate molte associazioni di tutoring e mentoring che cercano di aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, a scegliere il percorso professionale più adatto o a crescere all’interno dello stesso percorso. Anche in questo caso, sarebbe interessante incoraggiare le donne del mondo cyber a rendersi disponibili per iniziative a supporto delle giovani donne che desiderando meglio comprendere il mercato del lavoro.

Ad oggi, solo il 37% delle aziende sta attuando una serie di programmi che potrebbero portare a un aumento del numero delle donne nell’ambito della cybersecurity.

La diversity non solo di genere – ha dimostrato di aumentare le prestazioni e generare profitti più elevati, in quanto favorisce il confronto e un approccio vario alla risoluzione dei problemi.

Le imprese con un’alta percentuale di diversity al loro interno registrano, a livello globale, un +19% di entrate derivanti dall’efficienza aziendale.

A onor del vero bisogna sottolineare come, negli ultimi anni, il trend di presenza femminile stia lentamente aumentando. Se osserviamo gli indicatori di settore, possiamo vedere come la presenza di donne nel settore cybersecurity sia aumentata dall’11% nel 2013 al 20% nel 2019 (secondo Cybersecurity Ventures) e come la rappresentazione di donne nelle F500 CISO sia aumentata dal 13% nel 2017 al 20% nel 2019 (secondo Forrester Research).

Considerando che, secondo Cybersecurity Ventures, le posizioni lavorative non coperte aumenteranno da 1 milione nel 2014 a 3.5 milioni nel 2021, è ragionevole pensare che, attuando le iniziative sopra descritte, anche la percentuale del gentil sesso aumenterà.

Se sei una giovane donna interessata al settore e hai bisogno di consigli, non esitare a contattarmi.

 

Articolo a cura di Lisa Da Re

Laureata in Management presso l’Università L. Bocconi nel 2013, lavora da più di sei anni nel settore della Sicurezza informatica. Dopo aver lavorato per cinque anni in Business Integration Partners presso il dipartimento di sicurezza di Vodafone Global, da luglio 2019 lavora in BNP Paribas Leasing Solution come IT Risk & Business Continuity Specialist. Dal 2019 è socia di CSA Italy, in cui svolge il ruolo di Communication Manager.

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