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La “Mossa Kaspersky” nella partita a scacchi tra US e Russia

Per comprendere a pieno i fatti accaduti che vedono oggi come protagonista Kaspersky, occorre non perdere di vista il quadro generale e inserirli nella più ampia strategia degli Stati Uniti.

Ad un’attenta analisi, infatti, è possibile evidenziare come la pressione mediatica da mesi portata avanti dal governo americano nei confronti della Russia, legata giustamente a condannare in maniera ferma le loro attività aggressive condotte nel e attraverso il cyberspazio, non può non richiamare alla memoria quanto svolto non più tardi di un paio di anni fa nei confronti della Cina per arginare le operazioni di spionaggio informatico.

Identica strategia di pressione mediatica per identico fine da raggiungere, ovvero, attraverso il coinvolgimento dell’opinione pubblica americana e internazionale, costringere Putin al tavolo delle trattative per trovare un accordo su temi più ampi e, incidentalmente, anche per spingerlo verso la riduzione del numero e del livello di impatto degli attacchi cibernetici.

In questo gioco tra Stati, quindi, Kaspersky assume il ruolo di un’ulteriore “pedina” su questa scacchiera e le accuse sollevate paiono essere orientate a rafforzare gli obiettivi poc’anzi delineati.

Da tempo, infatti, si può agevolmente evidenziare una strategia di “tit-for-tat”, ovvero di ritorsione equivalente, tra Stati Uniti e Russia, che si esplica su più piani, ivi compreso il cyberspazio. È questo il caso, ad esempio, del recente voto negativo della Russia al documento finale del Gruppo di Lavoro degli Esperti Cyber delle Nazioni Unite e le loro accuse agli Stati Uniti di voler “militarizzare il cyberspazio”, che altro non sono che l’ultima mossa in ordine di tempo da parte di Mosca.

È molto probabile, quindi, che al bando dei prodotti di Kaspersky da parte del governo americano, a stretto giro seguirà la messa al bando di prodotti americani dal mercato russo.

Una partita a scacchi, insomma, da mesi in atto sul piano politico ed economico, dove ogni governo utilizza tutte le “pedine” a sua disposizione. Una mossa dopo l’altra, fino alla proclamazione del vincitore. Almeno di questa partita!

A cura di:  Stefano Mele – Avvocato e Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano

Stefano Mele

Avvocato e Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano

Stefano Mele è ‘of Counsel’ di Carnelutti Studio Legale Associato dove è il Responsabile del Dipartimento di Diritto delle Tecnologie, Privacy, Cybersecurity e Intelligence. Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Foggia, collabora presso le cattedre di Informatica Giuridica e Informatica Giuridica Avanzata della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano.

E’ socio fondatore e Partner del Moire Consulting Group.

E’ Presidente del “Gruppo di lavoro sulla cyber-security” della Camera di Commercio americana in Italia (AMCHAM), nonché membro del “Tavolo Cyber Security” di Regione Lombardia e dell’“Advisory Board su Cyber Security” di Assolombarda.

E’ Coordinatore dell’Osservatorio InfoWarfare e Tecnologie emergenti dell’Istituto Italiano di Studi Strategici ‘Niccolò Machiavelli’ ed è socio fondatore e Presidente dell’Associazione CyberPARCO.

È inoltre docente presso istituti di formazione e di ricerca del Ministero della Difesa italiano e della NATO, nonché autore del “Cyber Strategy & Policy Brief” e di numerose pubblicazioni scientifiche e articoli sui temi della cybersecuritycyber intelligencecyber terrorism e cyber warfare.

Nel 2014, la NATO lo ha inserito nella lista dei suoi Key Opinion Leaders for Cyberspace Security.

Nel 2014, la rivista Forbes lo ha inserito tra i 20 migliori Cyber Policy Experts al mondo da seguire in Rete.

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